Perugia,
23 marzo 2018 – Una conversazione speciale quella che si è svolta nell’Aula Magna di palazzo Gallenga dell’Università per stranieri di Perugia
tra Snežana Milinkovic, studiosa
dell’Università di Belgrado e Claudio
Magris, studioso dell’Università di Trieste, tra i massimi scrittori
italiani viventi, alla presenza del rettore Giovanni Paciullo che lo ha
introdotto menzionando l’elevata statura culturale e il suo lungo percorso di
studi.
Qual è il punto di vista del traduttore
quando affronta un testo letterario da tradurre, e qual è il ruolo che assume
l’autore, il traduttore e lo scrittore, e come riuscire a farne una teoria se
la traduzione è un fatto “puramente e squisitamente empirico? A
queste domande poste da Snežana Milinkovic
ha risposto Claudio Magris ribadendo l’importanza del ruolo culturale e
scientifico del traduttore.
«La
traduzione è un’opera creativa letteraria a volte impossibile ma necessaria e per
questo mi sono sempre battuto per la indegna sottovalutazione sia sotto il
profilo economico e sia sotto quello del riconoscimento culturale dei
traduttori. La nostra società – ha affermato Magris – ha un estremo bisogno della traduzione, eppure
tende a svalutarla e a trascurarne il ruolo intellettuale. La traduzione è
un’opera letteraria che può essere paragonata al rapporto di un direttore
d’orchestra con il testo e questo lo sento molto perché ogni direttore
d’orchestra è diverso da un altro: il Wagner di Furtwangler non è quello di
Karaian e questo va tenuto conto, perché anche il tradurre è uno scrivere in
proprio. John Dryden considerava la sua versione dell’Eneide il suo capolavoro.
Vincenzo Monti appartiene alla storia della letteratura italiana molto di più
per le sue traduzioni di Omero che non per l’opera originale».
Per
Magris «Non bisogna dimenticare che la traduzione, come ha scritto Schlegel in
un suo bellissimo passo, è la prima forma di critica letteraria, tanto è vero
che scopre subito i punti deboli di un testo, sia quando si traduce sia quando
si viene tradotti e si discute con chi traduce. È molto difficile imbrogliare i
traduttori».
Un
libro non è il lavoro di un maestro che deve prendere per mano il lettore e
portarlo ad apprezzare le meraviglie del suo animo e della sua della ricchezza,
l’ideale – ha concluso Magris – è che il lettore ripercorra il suo stesso
cammino. I grandissimi libri ti chiedono proprio questo e sono quelli che meno
si prestano a una riduzione semplificata. Le difficoltà di un testo debbono
restare difficoltà nella traduzione». Al termine dell’incontro il rettore Paciullo, insieme alla
professoressa Giovanna Zaganelli, direttore del Dipartimento, ha consegnato il
sigillo della Stranieri a Claudio Magris.
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