Un documentario etnolinguistico sul linguaggio della ceramica di Deruta

Un  documentario sul linguaggio della ceramica
“Fa i cocci. Terrecotte, ceramiche e maioliche a Deruta”,
Presentato a Sappada in un convegno internazionale 



Fa i cocci. Terrecotte, ceramiche e maioliche a Deruta è il titolo del documentario realizzato da  Antonello Lamanna (Progetto Voxteca dell’Università per Stranieri di Perugia) presentato al convegno internazionale di studi “Tra lingua e dialetto” nel bellunese, per iniziativa del Dipartimento di Discipline linguistiche comunicative e dello spettacolo dell’Università di Padova.

Il documentario Fa i cocci. Terrecotte, ceramiche e maioliche a Deruta” fa parte del progetto scientifico “Voxteca, archivio della voce” di cui la Regione Umbria è partner con l’Università per Stranieri di Perugia.
“Un documentario sul linguaggio della ceramica di Deruta – ha detto l’assessore regionale alla Cultura  - denota un’attenta analisi delle nostre eccellenze e del nostro patrimonio culturale. Ed è proprio per questo che la Regione Umbria sostiene fortemente questa tipologia di patrimonio culturale, infatti, va proprio in questa direzione la “Convention pour la sauvegarde du patrimoine culturel immatériel” del 2003 dell’UNESCO, entrata in vigore nel 2006, attraverso la quale il patrimonio culturale “orale e immateriale” viene equiparato per la prima volta al patrimonio “tangibile” e riconosciuto come degno di essere tutelato”.

Nel documentario, girato tra le principali fabbriche di ceramica di Deruta, sono state analizzate sotto il profilo linguistico tutte le fasi del ciclo produttivo della lavorazione dell'argilla (selezione, preparazione e lavorazione dei materiali, modellazione al tornio, a stampo, e a colaccio ‘a colaggio’, essiccazione, smaltatura, decorazione e cottura). L’attenzione è stata rivolta alla terminologia tecnica utilizzata dai tornianti, dagli stampatori, dai vasai e dalle decoratrici, in particolare al lessico ceramologico contemporaneo, e al linguaggio di bottega acquisito dagli artigiani che continuano in parte l’uso di alcuni termini presenti già nei glossari del Cinquecento.
La proiezione del documentario è stata anche l’occasione per fare il punto della ricerca scientifica in Umbria sulle discipline linguistiche. Il meeting di Sappada è un appuntamento che vede riunirsi da 15 anni, oltre 200 studiosi del Gotha internazionale della ricerca scientifica provenienti da ogni parte d’Italia e da molte altre sedi universitarie internazionali per approfondire e confrontarsi sulle tematiche relative ai dialetti.

“Centro di attenzione di queste ricercche – ha  sottolineato Antonello Lamanna - sono costantemente state quelle varietà linguistiche di tradizione orale che l’abitudine ci induce a definire “dialetti”. Dal punto di vista linguistico si tratta di lingue “naturali”, affidate alla competenza dei parlanti, e non a grammatiche ed apparati normativi codificati dall’esterno. La trafila dell’oralità su cui si basa la loro trasmissione, e che per secoli è stata la loro forza, col mutare dei modelli sociali e culturali e l’avvento di tecnologie che rivoluzionano i sistemi di comunicazione, rischia di farsi ora motivo di debolezza. Se, nel mondo della globalizzazione, all’utilitaristica previsione di un non più verosimile guadagno immediato nell’uso delle “piccole” lingue locali non si accompagna la consapevolezza del loro valore, la loro deriva può diventare irreversibile. È oggi perciò importante - continua Lamanna - riflettere sull’importanza di varietà linguistiche che sono state un forte strumento di coesione, inscindibilmente legate all’interpersonalità dei rapporti e al gruppo, ma soprattutto stretto legame col territorio, insomma con una quotidianità che si è fatta filosofia della vita, e che merita di essere conosciuta. Ora che l’oralità sembra non più in grado di custodire e difendere da sola la sua memoria – conclude Lamanna -  sottrarre alla distruzione del tempo i segni dell’antica cultura pare diventata un’impresa non più rinviabile: raccogliendo le testimonianze dei protagonisti, rifiutandosi di interrompere la continuità generazionale, si potranno forse consentire nuovi protagonismi a parlate altrimenti condannate all’oblio”.




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